Colonna sonora: Queen - Under Pressure (questa si consiglia da sola, direi.)
Stavolta tutto sarebbe andato come volevo.
Continuavo a ripetermi che ce l'avrei fatta. Avrei ripreso le redini della mia vita tra le mani, e avrei condotto la mia fottuta carrozza su fino al cielo, oltre la Via Lattea, sarei finito in orbita.
Mio padre mi ripeteva sempre 'Jimmy, non andrai da nessuna parte, sei un perdente!' e cose del genere, cose che ti lasciano perplesso a cinque anni, che ti istigano alla violenza a sedici, che a trenta ti suggeriscono il suicidio e che a lungo andare, semplicemente, ti fanno ribollire il sangue e allora puoi fare due cose, due soltanto.
La prima: seguire il suggerimento relativo al suicidio. La seconda: smetterla di essere un perdente, rimboccarti le maniche e spaccarti il culo per arrivare dove nemmeno i più grandi sono mai arrivati.
Questo accadde nel mio monolocale. Fissavo il computer da più di quattro ore. Il mio lavoro consisteva da anni nel creare grafici per un'azienda farmaceutica. Anni e anni passati a disegnare stupide parabole, torte in percentuale, legende e numeri. La mia vita da eremita mi trascinava in fondo al baratro ogni minuto sempre di più, ad ogni percentuale un gradino in meno verso l'oblio. Le mie Reebok logorate, i miei occhiali troppo pesanti, le mie stupide magliette da casa con sopra slogan che parlavano di prodotti a buon mercato. Un relitto d'uomo, uno sfigato all'ennesima potenza. Ad un certo punto un uomo, se di uomo si parla, deve scegliere. Ad un certo punto un uomo deve alzarsi da quella cazzo di scrivania e dire BASTA!
